Lorenzo Vignoli

Opere

Artista Lorenzo Vignoli

Lorenzo Vignoli espone nella nostra galleria dal 2016.

[...] Nell'economia estetica del mondo di oggi nulla è diventato più ingombrante e scomodo della bellezza.è Intesa non già in quanto asserzione provvisoria, incline, come tutte le cose, a un "cupio dissolvi, ma per quella presunzione di durata in cui risiede la sua porzione residuale di provocazione e di senso. La scelta istintiva del materiale tradizionale per eccellenza, il marmo, ha certamente contribuito a definire in maniera stringente la direzione del lavoro di Lorenzo Vignoli; la ricerca di un rapporto e di un dialogo con la materia, anzitutto. Uno scultore non è uno spettatore, e la progressiva emersione dell'opera appartiene a una prassi performativa in cui il "riconoscimento" e l'espressione sono due forze che si contendono il campo dell'azione. Lorenzo configura una possibile contrapposizione tra la scuola di Canova (quella che vede nella scultura un'estensione tridimensionale delle ridotte potenzialità plastiche del disegno) e quella di Michelangelo, che si avvicina alla materia con un'attitudine più "open minded", con più domande che soluzioni, e cerca di trovare nel marmo quelle immagini che siano le specchio della nostra capacità di cavare dalla realtà qualcosa che ci parli di noi stessi.La scultura non è mai, se non in senso deteriore, mimesis, imitazione del nostro mondo. Anche la quantità di naturalismo che c'è nelle raffigurazioni che l'artista produce, va misurata con la constatazione che al contrario della pittura, che è creazione ex nihilo, dal nulla, qui si tratta invece di forme intrappolate in altre forme. Una delle caratteristiche della ricerca di Lorenzo Vignoli è proprio una sorta di "ecologia" della tensione verso la forma, quella che a me sembra una forma di rispetto verso un risultato troppo scoperto e squillante, un passo indietro che vuole preservare una triangolazione di dialogo e intenzioni tra l'opera, chi l'ha realizzata e chi la guarderà, e potrà in qualche modo sfruttare quella riserva di intuito creativo che lo scultore ha mantenuto per lui. Ma non si tratta di un invito a completare meramente l'opera con la fantasia, a scartavetrare con l'immaginazione la porzione di non finito. C'è dentro qualcosa di diverso e di più, un sentimento del tempo che ha a che fare con l'idea che quella specifica relazione non deve necessariamente "chiudersi" con un esito immutabile, ed è invece, come tutti i fatti umani, anch'essa "aperta". [...] testo tratto da "Lorenzo Vignoli" di Andrea Dusio