CERAMIC WORKSHOP
TECNARGILLA 2002 - Rimini
1-5 Ottobre 2002
Direttore Artistico:
Stefano Gagliardi
Coordinatore:
Luca Baldelli
Artisti in permanenza presso
Galleria Gagliardi
San Gimignano (Siena)
Taormina (Messina)
Luca Baldelli
Federico Bonaldi
Monica Borca
Daniela Chinellato
Armanda Verderame
CERAMIC WORKSHOP
TECNARGILLA 2002 - Rimini
1-5 Ottobre 2002
Direttore Artistico:
Stefano Gagliardi
Coordinatore:
Luca Baldelli
Artisti in permanenza presso
Galleria Gagliardi
San Gimignano (Siena)
Taormina (Messina)
Luca Baldelli
Federico Bonaldi
Monica Borca
Daniela Chinellato
Armanda Verderame
Quando sono in
compagnia di Federico, quando guardo con incantata meraviglia i suoi lavori,
provo spesso la sensazione di trovarmi di fronte ad un’anima antica, una di
quelle anime rare inviate ancora una volta a vivere tra noi. Federico è un uomo
solitario, dall’umore imprevedibile, a volte scontroso. Avrebbe molte cose da
dirti, ma se può evita di parlare. Non ama le domande come tutte le persone che
hanno sperimentato spesso la noia e la relatività di molte risposte. Ha
vissuto molte vite e sa di dover morire, forse con grande sofferenza e con
infinita malinconia; ha viaggiato molto e incontrato culture diverse dalla
nostra e in lui la saggezza dello sciamano riesce ancora a convivere con
l’ingenua e irriverente curiosità del bambino. Ora viaggia poco, non ama
stare fra la gente, preferisce lavorare: tutti i giorni passa le sue quotidiane
dieci ore immerso nel lavoro in un piccolo laboratorio caotico e disordinato
pieno di ceramica fino all’inverosimile; lavora in un piccolo spazio, ogni
anno sempre più colmo di opere dalle quali si separa malvolentieri, sempre più
angusto, quanto basta per poterci stare seduto. La radio ronza in continuazione
e gli tiene compagnia mentre legge o disegna su fogli bianchi o manipola la
terra. I disegni sono a decine e decine, spesso cadono a terra, tumultuose e
umorali testimonianze di un’anima silenziosa e solitaria. Sono fogli bianchi
in cui si racconta i giorni del dubbio e della speranza attraverso l’esercizio
costante della memoria; pagine sature di grafiche veloci, scritture inverosimili
come veri e propri labirinti del proprio disagio esistenziale. Senza scadenze
precise (le odia), Federico riordina i disegni, li trasforma in elementi di
ceramica e per l’assemblaggio li ricompone in opere autonome. L’opera
scultorea risulta spesso sommatoria sapiente e mai casuale di innumerevoli
immagini stilizzate, simboliche favolistiche e colte. I rimandi a conoscenze di
pratiche Zen e a contenuti di pensiero buddista, taoista, tibetano, ebraico e
cristiano sono in molti casi espliciti; segni e simboli s’intrecciano fra loro
in una inevitabile interdipendenza sia grafica che di sostanza: bene e male,
vita e morte, amore e odio, gioia e dolore, diventano binomi inseparabili e
intrinseci dell’umano divenire. In altri casi le immagini sfumano in
rappresentazioni esoteriche a testimonianza di verità in conoscibili se non
attraverso le pratiche del silenzio e della meditazione, diventano linee di
fuga, speranza di una qualche estrema salvezza. Frequente nelle sue opere
l’immagine del volto col dito davanti alla bocca, simbolico gesto di origine
Sufi della verità nel silenzio e della vanità della parola e di molta
conoscenza. Se Bonaldi non ama parlare di sé, vero è che molte opere sono
immagini, frammenti della propria esistenza e della propria memoria di uomo che
volge lo sguardo alle cose e alla vita di tutti i giorni. In questo ciclo di
opere il mondo degli affetti e delle emozioni si materializza nel magico
intreccio di una folla di oggetti di uso comune e nella poetica rappresentazione
di persone e situazioni a lui care. Con nostalgia e dolcezza ricorda. Racconta
di sua madre, di sua nonna, dei giochi perduti, dei piccoli tesori di uso
quotidiano, del magico richiamo dell’acqua, ricorda l’amore, le lettere non
scritte.Ricorda quando tutto era più facile e il desiderio bastava a se stesso
perché semplicemente desiderato.
Stefano Gagliardi