Sono ora alle pareti, questi reperti appena liberati dalla
terra che li ha celati per secoli alla vista dell’uomo. Si mostrano portatori
di segni di grande modernità e tradotti porterebbero rivelazioni
sull’evoluzione della specie umana. Interessante lasciarli suggerire, nella
ritmata composizione grafica, storie comuni alla civiltà mediterranea. Questa
sussurrata familiarità tra uomo e pesce diventa chiaramente leggibile nella
forma armonica ed essenziale di Sakanà, bronzo nero nato dallo splendido
esemplare ricavato nel marmo di Carrara.
I materiali che Nino Ventura combina sapientemente sono
quelli che, fin dalle origini, l’uomo impiega per tramandare sapere,
pensiero ed immagini, con un gusto artistico che ha le basi nella conoscenza
degli elementi che lo circondano. La terra, quella rossa di Castellamonte, si
combina con il bronzo, il legno, la lava, le sabbie marine, i pigmenti e gli
smalti, generando sensazioni e raccontando storie di epoche lontane.Il titolo Mediterraneo terra mia, ha origine da un profondo
legame dell’autore con uno spazio geografico che è da sempre culla di
civiltà, di scambi, di contaminazioni culturali.Nino Ventura è riuscito ad elaborare un linguaggio universalmente
comprensibile, nella sua sintesi di linguaggi espressivi che hanno tracciato
le rotte del Mediterraneo facendone quel ricchissimo tessuto di culture che è
oggi.
Diego Bionda
Sono ora alle pareti, questi reperti appena liberati dalla
terra che li ha celati per secoli alla vista dell’uomo. Si mostrano portatori
di segni di grande modernità e tradotti porterebbero rivelazioni
sull’evoluzione della specie umana. Interessante lasciarli suggerire, nella
ritmata composizione grafica, storie comuni alla civiltà mediterranea. Questa
sussurrata familiarità tra uomo e pesce diventa chiaramente leggibile nella
forma armonica ed essenziale di Sakanà, bronzo nero nato dallo splendido
esemplare ricavato nel marmo di Carrara.
I materiali che Nino Ventura combina sapientemente sono
quelli che, fin dalle origini, l’uomo impiega per tramandare sapere,
pensiero ed immagini, con un gusto artistico che ha le basi nella conoscenza
degli elementi che lo circondano. La terra, quella rossa di Castellamonte, si
combina con il bronzo, il legno, la lava, le sabbie marine, i pigmenti e gli
smalti, generando sensazioni e raccontando storie di epoche lontane.Il titolo Mediterraneo terra mia, ha origine da un profondo
legame dell’autore con uno spazio geografico che è da sempre culla di
civiltà, di scambi, di contaminazioni culturali.Nino Ventura è riuscito ad elaborare un linguaggio universalmente
comprensibile, nella sua sintesi di linguaggi espressivi che hanno tracciato
le rotte del Mediterraneo facendone quel ricchissimo tessuto di culture che è
oggi.
Diego Bionda