GALLERIA GAGLIARDI SAN GIMIGNANO - TAORMINA


MOSTRE 2006

Eros Bonamini
Percezioni Relative
11/02/06 - 16/03/06

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EROS BONAMINI

TESTO


Le opere dell'Artista sono esposte in permanenza
presso la Galleria Gagliardi dal 1994.

The art works of the Artists are in permanent exposition
at Galleria Gagliardi since 1994.
Nella sua lunga ricerca sul Tempo-Spazio-Materia portata avanti con grande rigore, Eros Bonamini, ha indagato ogni aspetto concettuale, ogni forma di intervento materico. Ad ogni suo sperimentare, egli, ha dato vita ad opere, dove il segno, è evento in divenire, dove ogni traccia rende visibile il tempo che trascorre. Ma forse, questi ultimi lavori, sono ancora più intensi. Segni e tracce peculiari del lavoro di Bonamini, ma inediti nella loro esecuzione; nuove tracce, nuovi segni che attraverso la combustione e la trasformazione della materia creano spazzi tridimensionali finora inesplorati. Ammiro la materia deturpata dal fuoco, questo acciaio che, piegandosi alla volontà del calore, ci rimanda immagini deformate e caleidoscopiche. Questa superficie specchiata, ci sollecita ad un gioco di immagini alterate, dove l’immagine riflessa è, di per se, una percezione relativa.

Isabella Del Guerra



Cronotopografia: letteralmente, scrittura di tempo e spazio. Cronos e topos, tempo e spazio, o anche: “dimensione”, cronotopa della pittura, nella accezione di condizione del fare o di condizione in atto della pittura che si viene facendo. Poieticamente. Questa “dimensione” (nel senso di “livello di realtà” pittorica dotata di sue coordinate spazio temporali e quindi di caratteristiche e pecularietà specifiche) che la pittura di Bonamini pone in essere, richiede più di una precisazione. Innanzitutto, il cronotopo bonaminiano non ha a che fare con la “memoria”, né con le successioni (passato, presente e futuro). Ciò che implica una sorta di indifferenza nei confronti degli stili, della tradizione e persino delle ascendenze formali, ma anche una impronta originale rispetto a quelle esperienze che hanno fatto nel tempo effemeride materia e strumento centrale della ricerca centrale della ricerca pittorica (Opalka, On Kawara). Perché, quello che preme a Bonamini è l’urgenza di un intervento che si consuma (e brucia fisicamente) qui e ora, senza prima e senza poi, e che vuole espandersi per contemporaneità successive secondo una sorta di eterno presente o di eterno ritorno: può essere un segno eseguito nella voracità della gara contro il tempo, e può essere una campitura realizzata nella lentezza di una calma meditativa. Ecco che allora il cronotopo di Bonamini ha le valenze del metronomo musicale e la sua pittura la disposizione delle variazioni sul tema di un Bach o di un Philip Glass, ecco pure la persistenza della spirale come figura di un luogo e di un tempo che tendono all’infinito (con tutto quello che ne segue nel salto della “misura” alla “dimensione), pur nella precarietà dell’azione e nei limiti imposti, o forse, proprio in forza di ciò. Se le cose stanno a questo punto, si dovranno trarre alcuni motivi della poetica di Bonamini. Quando, in apertura, si diceva di una tensione celata e avvertita, ora si è in grado di chiarirla e precisarla. Siamo, infatti, in presenza di un’arte che vive del contrasto dei differenti cronotopi e la continuità della spirale, tra il finito di ogni brano di pittura e l’infinito della spirale: a dire che ogni quadro o riquadro di pittura trova il proprio alter ego nell’“opera omnia”, nel tutto prodotto senza soluzione di continuità dall’artista; a dire che il lacerto anela ad integrarsi con l’insieme, pur continuando ad essere frammento, parte. Se quest’ultimo è irrimediabilmente vincolato al suo status, l’opera vive di un respiro che non è dato dalla sommatoria dei brani che la compongono. Se l’uno trova perfetta coincidenza tra lo spazio tempo necessario per eseguirlo e lo spazio tempo che lo nomina e lo determina, l’altra vive nel dubbio e della cosa dubitata, in quella “opacità” (per dirla alla Miccini e con Jakobson) che trattiene la mente sulle magnifiche assenze della verità.Carlos Carlé è uno di quei rari artisti che poco amano discorrere del proprio lavoro, sia, per naturale riserbo, sia, soprattutto perché non ritengono necessario giustificare con le parole quanto prepotentemente è espresso dalle loro realizzazioni.

Mario Bertoni

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