Iberia Medici

Opere

Nel panorama artistico siciliano, Iberia Medici e la sua opera sono stati come un fiume carsico che sotterraneamente ha toccato diversi territori emergendo se non per saggiare, tastare lo spirito del tempo; un tempo fatto di contaminazioni e la cui identità va capita ed interpretata alla luce delle sue trasformazioni; la sua opera testimonia così il manifestarsi di un'anima plurale. Molti segnali, da tempo testimoniano di una soggettività che da un lato si pone alla ricerca delle proprie radici, ma che dall'altro prende atto dell'avvenuta formazione di una identità plurale e questo si coglie in Iberia Medici, sia nelle tecniche espressive, che nell'oggetto di indagine: nel ritrovamento di uno spazio e tempo consonanti che possano recepire un'attività rivendicata come asistematica, nomadica, contaminata. Siamo come davanti alla dichiarazione di una impossibilità antropologica che tematizza da un lato "spaesamento", dall'altro l'ascolto di quelle culture "altre",che hanno contribuito negli ultimi tre decenni a comporre nella cultura occidentale un'anima-mosaico: uno specchio rotto che trasmuta l'identità in dialogo interculturale. La composizione di aperture di senso è possibile, quindi, solo attraverso l'abbandono ottimista di una propria identità totalizzante - per altro assai poco augurabile visti gli esiti nefasti del primo Novecento - per aprirsi alla ricchezza dei contributi che il flusso di esperienze ed il formarsi di competenze sviluppano nel corso della propria deambulazione senza fondamenti; naturalmente sembra lezioso ricordare che a volte non è un caso che un caso è un caso; essere curiosi e all'ascolto, possiamo pensare, fondi un nuovo modo di orientarsi di un ambiente culturale ormai non più connotato monoliticamente, ma "composto"; un ambiente che abbraccia, che popola di contributi creativamente tesi a creare nuovi orizzonti di dialogo e di ricerca sui nuovi assetti della sensibilità, dell'esperienza, della cultura e quindi della memoria e della storia; un paradigma ce lo fornisce la più recente opera della sociologia francese guidata da E. Morin: il percorso, non semplice e neanche indolore, che fa fluire ordine, disordine e organizzazione; ma penso anche a M. Serres quando scrivendo Il mantello di Arlecchino, parla del "terzo incluso" a onta dell'occidentale logica del terzo escluso, o ancora a Morin quando traccia la nuova immagine del percorso dell'Europa, anche fuori dall'Europa, e in base a questo giunge a proporre una riforma del pensiero e dell'agire comunicativo. Vincenzo Tomasello

LA VIA DEI CANTI
San Gimignano
Dal 10/10/2001 al 04/11/2001
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