Contributi

TECHNOLOGY FOR ART,
Stefano Gagliardi

TECHNOLOGY FOR ART

Federico Bonaldi: ANIMA ANTICA
Quando sono in compagnia di Federico, quando guardo con incantata meraviglia i suoi lavori, provo spesso la sensazione di trovarmi di fronte ad un’anima antica, una di quelle anime rare inviate ancora una volta a vivere tra noi. Federico è un uomo solitario, dall’umore imprevedibile, a volte scontroso. Avrebbe molte cose da dirti, ma se può evita di parlare. Non ama le domande come tutte le persone che hanno sperimentato spesso la noia e la relatività di molte risposte. Ha vissuto molte vite e sa di dover morire, forse con grande sofferenza e con infinita malinconia; ha viaggiato molto e incontrato culture diverse dalla nostra e in lui la saggezza dello sciamano riesce ancora a convivere con l’ingenua e irriverente curiosità del bambino. Ora viaggia poco, non ama stare fra la gente, preferisce lavorare: tutti i giorni passa le sue quotidiane dieci ore immerso nel lavoro in un piccolo laboratorio caotico e disordinato pieno di ceramica fino all’inverosimile; lavora in un piccolo spazio, ogni anno sempre più colmo di opere dalle quali si separa malvolentieri, sempre più angusto, quanto basta per poterci stare seduto. La radio ronza in continuazione e gli tiene compagnia mentre legge o disegna su fogli bianchi o manipola la terra. I disegni sono a decine e decine, spesso cadono a terra, tumultuose e umorali testimonianze di un’anima silenziosa e solitaria. Sono fogli bianchi in cui si racconta i giorni del dubbio e della speranza attraverso l’esercizio costante della memoria; pagine sature di grafiche veloci, scritture inverosimili come veri e propri labirinti del proprio disagio esistenziale. Senza scadenze precise (le odia), Federico riordina i disegni, li trasforma in elementi di ceramica e per l’assemblaggio li ricompone in opere autonome. L’opera scultorea risulta spesso sommatoria sapiente e mai casuale di innumerevoli immagini stilizzate, simboliche favolistiche e colte. I rimandi a conoscenze di pratiche Zen e a contenuti di pensiero buddista, taoista, tibetano, ebraico e cristiano sono in molti casi espliciti; segni e simboli s’intrecciano fra loro in una inevitabile interdipendenza sia grafica che di sostanza: bene e male, vita e morte, amore e odio, gioia e dolore, diventano binomi inseparabili e intrinseci dell’umano divenire. In altri casi le immagini sfumano in rappresentazioni esoteriche a testimonianza di verità in conoscibili se non attraverso le pratiche del silenzio e della meditazione, diventano linee di fuga, speranza di una qualche estrema salvezza. Frequente nelle sue opere l’immagine del volto col dito davanti alla bocca, simbolico gesto di origine Sufi della verità nel silenzio e della vanità della parola e di molta conoscenza. Se Bonaldi non ama parlare di sé, vero è che molte opere sono immagini, frammenti della propria esistenza e della propria memoria di uomo che volge lo sguardo alle cose e alla vita di tutti i giorni. In questo ciclo di opere il mondo degli affetti e delle emozioni si materializza nel magico intreccio di una folla di oggetti di uso comune e nella poetica rappresentazione di persone e situazioni a lui care. Con nostalgia e dolcezza ricorda. Racconta di sua madre, di sua nonna, dei giochi perduti, dei piccoli tesori di uso quotidiano, del magico richiamo dell’acqua, ricorda l’amore, le lettere non scritte. Ricorda quando tutto era più facile e il desiderio bastava a se stesso perché semplicemente desiderato.
 
Monica Borca: PENSIERI PURI
Monica Borca è una donna che vive al presente, come colei che accetta di morire e rinascere ogni giorno; malgrado questo, non si oppone alle sfide necessarie per la propria realizzazione che per lei rimane comunque sinonimo di mutamento, crescita ed evoluzione. Vive e diviene, in modo semplice: con le mani nella terra e il cuore attento a decifrare ogni piccola emozione; le sue mani lavorano la ceramica, il suo sguardo volge agli orizzonti vicini del suo quotidiano mondo di affetti del suo essere donna, madre, compagna, artista, figlia, sorella e amica. Vive in un microcosmo di relazioni dove i valori umani si sommano e non si elidono, universo sufficiente per il proprio poetico immaginario. Monica Borca è un'artista - donna - scultrice che ama rappresentare l'amore, il sentimento dell'amore. Dentro il ciclo di sculture dal titolo "TAO" produce da anni coppie di vasi antropomorfi di rara bellezza e poesia: ciascuna delle due parti vive obbligatoriamente della presenza dell'altro, Lui riconoscibile dal gesto protettivo delle spalle, Lei dall'affettuoso protendersi dei fianchi. Le due parti non si toccano, ma sono intimamente unite e, mentre ricercano il proprio equilibrio individuale, si attraggono come anime destinate l'uno all'altra. Sono anime vestite di terra scura, terra opaca, terra delicatamente graffita, e comunque dotata di singolare luminosità. Testimoniano l'amore, il Tao, la via maestra e ci ricordano che, vivendo nella pienezza di questo sentimento, tutti noi siamo taoisti senza saperlo, per una scelta che in fondo non è tale. E' un'artista - donna - scultrice che ama rappresentare il mistero del divenire, processo di realizzazione e di auto liberazione per Lei mai individuale e intimamente legato alla presenza dell'altro. Con il ciclo di sculture "Contatto" il legame con l'altro diventa dinamico ed auto generativo e, in qualche modo, indissolubile: è destino degli uomini cercarsi e, premio del loro ritrovarsi, il superamento della propria identità, in virtù di una possibile perfezione e di un migliore stato di quiete; questa è certa solo se alimentata da una comunanza di affetti e da una costante e reciproca dedizione. Come in un gioco della mente e della realtà, le due forme, dal loro reciproco contatto, germinano d'incanto, nello spazio fra loro compreso, una terza figura, promessa e premio di altre superiore identità. Senza l'incontro il contatto non avviene, le forme perdono senso, l'equilibrio scompare e la scultura svanisce. Monica è una scultrice che ama rappresentare l'emozione e crede nel linguaggio del corpo e dei gesti: emozione come stato transitorio dell'anima, gesto come poetica dilatazione del corpo nello spazio. In questo caso, le "Donne elemento" vengono presentate in gruppo e occupano uno spazio liberamente determinato dall'osservatore, sembrano evocare sentimenti di sottile intesa e silenziosa complicità, vivono sequenze atemporali, quasi fotogrammi di metafisico stupore. Accostandole, e diversamente, le sculture interagiscono fra loro magicamente rimandando a sempre diverse situazioni visive ed emozionali. Le "Donne elemento" di Monica Borca sono anime vestite di terra: partecipano della femminilità della terra e, plasmate dall'Artista, diventano corpi nell'armoniosa sinuosità dei gesti e del movimento; hanno la pelle nera del raku e, nelle loro lunghe vesti, sembrano rivivere il giallo del sole che le ha permesso di seccare, l'azzurro del cielo verso il quale tutte sembrano tendere, i verde mare e i grigi luminosi memoria dell'acqua e dell'aria perduti nella loro realizzazione alchemica in lotta con il fuoco. Hanno il nome Terra, Acqua, Aria, Fuoco, come gli elementi primari dell'alchimia ceramica e sono anche i simboli fondamentali usati nel pensiero taoista per semplificare il processo circolare della vita e dell'umano divenire: ogni sorta di conflittualità nel dualismo combinatorio degli elementi è condizione necessaria per la propria trasformazione, in armonia con le leggi del mutamento. Le Donne - Elemento sono anime che si cercano col segreto bisogno di ritrovarsi ancora una volta dinamicamente insieme.
 
Galleria Gagliardi - 2002: mostra collettiva  "Technology for art" con gli artisti Baldelli, Bonaldi, Borca, Chinellato, Verdirame : testi critici (per Bonaldi e Borca ) di Stefano Gagliardi