LUNA MORGANA
Sandro Negri - 1940 - Italia
Nell'intera opera di Sandro Negri si esprime una comunanza perfetta tra l'uomo e la natura;l'unione armoniosa e simbiotica,quasi sospesa oltre il tempo; nasce da motivi quali la mietitura e la raccolta della lavanda,saldamente ancorati ad un passato secolare e cadenzati da gesti ripetuti. I contadini, sagome plasmate dal peso della fatica, intervengono modificando solo in minima parte il ritmo aspro e inesorabile imposto dalla terra, piegandosi in una lotta quotidiana condotta all'insegna di un rispetto sincero e ammirato.
L'artista conferisce ai suoi dipinti una dimensione temporale grazie ad una concezione pittorica essenziale,che pur in una fresca figurazione di tipo tradizionale non indugia con compiacimento sul particolare descrittivo,ma restituisce piuttosto una visione interiorizzata delle sterminate distese pianeggianti.
Il gesto di Negri è rapido,libero e a tratti aggressivo;il colore denso versato direttamente sul supporto,e l'uso iniziale della spatola danno una tavolozza ricca e pastosa,con una pennellata veloce e sfioccata,dalla moderna radice europea.L'intervento fluido e musicale del pittore evolve in una esplosione cromatica gioiosa.Il grano infuocato,la mimosa dorata e la lavanda profumata.
Alcuni dipinti,pur con un timbro cromatico deciso,narrano in maniera più sommessa,quasi in silenzio:una catena del fuoco appesa,la legna accatastata disornitatamente, vecchi muri di case di contadini con vecchie sedie di fronte alla porta, rami spezzati del calicanthus sussurrano,in un bisbiglio di tacite corrispondenze,vicende semplici,che assumano un significato amorevole e pregnante,emanando una sensazione di tepore familiare.Altre opere sono infine più tormentate e permeate da un senso di caducità incipiente.
Stefania Romani
LUNA MORGANA
Sandro Negri - 1940 - Italia
Nell'intera opera di Sandro Negri si esprime una comunanza perfetta tra l'uomo e la natura;l'unione armoniosa e simbiotica,quasi sospesa oltre il tempo; nasce da motivi quali la mietitura e la raccolta della lavanda,saldamente ancorati ad un passato secolare e cadenzati da gesti ripetuti. I contadini, sagome plasmate dal peso della fatica, intervengono modificando solo in minima parte il ritmo aspro e inesorabile imposto dalla terra, piegandosi in una lotta quotidiana condotta all'insegna di un rispetto sincero e ammirato.
L'artista conferisce ai suoi dipinti una dimensione temporale grazie ad una concezione pittorica essenziale,che pur in una fresca figurazione di tipo tradizionale non indugia con compiacimento sul particolare descrittivo,ma restituisce piuttosto una visione interiorizzata delle sterminate distese pianeggianti.
Il gesto di Negri è rapido,libero e a tratti aggressivo;il colore denso versato direttamente sul supporto,e l'uso iniziale della spatola danno una tavolozza ricca e pastosa,con una pennellata veloce e sfioccata,dalla moderna radice europea.L'intervento fluido e musicale del pittore evolve in una esplosione cromatica gioiosa.Il grano infuocato,la mimosa dorata e la lavanda profumata.
Alcuni dipinti,pur con un timbro cromatico deciso,narrano in maniera più sommessa,quasi in silenzio:una catena del fuoco appesa,la legna accatastata disornitatamente, vecchi muri di case di contadini con vecchie sedie di fronte alla porta, rami spezzati del calicanthus sussurrano,in un bisbiglio di tacite corrispondenze,vicende semplici,che assumano un significato amorevole e pregnante,emanando una sensazione di tepore familiare.Altre opere sono infine più tormentate e permeate da un senso di caducità incipiente.
Stefania Romani
LUNA MORGANA
Allestendo la mostra di Sandro Negri, sulle mie mani sono rimaste tracce dei pastosi colori ad olio ancora non asciutti. Sono rimaste macchie di bianco e di blu, i colori della notte, della Luna.
Le mostre si allestiscono sempre di sera. Nel silenzio della Galleria ormai chiusa, guardo le mie mani, poi il cielo notturno che scorgo dalla finestra e infine i dipinti di Sandro Negri.
Tanti paesaggi notturni, tante lune quante sono le opere che si affacciano ad altrettante finestre sulle pareti attorno a me. Ogni opera un mondo, un'emozione, un viaggio. Ogni dipinto una storia da raccontare, un luogo silenzioso nel quale attrarre e far vivere un forte incanto.
Chi non ha mai vissuto una notte di luna, il silenzio pieno di rumori simili ad una melodia fatta di stormir di foglie, di brezza, di odori che la notte acuisce.
Ed ecco che mi siedo in un prato, una casa in lontananza, piccola piccola con una enorme luna piena che la sovrasta. Immagino la vita che anima quella dimora, immagino una donna intenta ai fornelli a preparare la cena, un uomo stanco al ritorno dalle fatiche dei campi si opera ad accendere il camino per dare tepore, bimbi affamati che aiutano a preparare la tavola o intenti a finire gli ultimi compiti prima di andare a letto. Fuori, i rumori della notte e la luna che, amorevolmente, veglia silenziosa.
Altre opere. Sono sul ciglio di un campo, vedo i contorni scuri degli alberi spogli, tralci di vite che si stagliano contro il cielo, alcuni cipressi che, pazienti, offrono rifugio notturno a stormi di uccellini stanchi che durante il giorno hanno gioito nella luce solare. Tutto ora dorme illuminato da una luna che crea argentati profili.
Sul bordo di uno stagno, leggeri giunchi si lasciano cullare dallo zefiro notturno.
E con lui giocano creando una delicata danza.
Ed ecco il mare che offre uno spettacolo insuperabile prima di farsi abbracciare dall'oscurità. Sopra, il cielo inscena una lotta tra luce e tenebra, agguerriti nuvoloni si rincorrono, illuminati da luci rosso fuoco e arancio, ma che sfumano più in alto dal viola all'indaco come acquietandosi per accogliere la notte che avanza.
Ormai la mostra è allestita. Ancora uno sguardo. Spengo le poche luci e mi mi allontano in silenzio per non disturbare la quiete di queste notti magiche.
Isabella Del Guerra